Salute e Prevenzione

Vuoi abbassare la pressione alta? Controllare il tuo peso può darti una mano

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Indice

Dalla pressione dipende la salute del cuore

La misurazione della pressione è forse uno dei controlli a cui siamo più abituati.

Ma perché è così importante? Per un motivo molto semplice: lo stato di salute del cuore e dell’intero apparato circolatorio, fondamentale per tutto l’organismo, è correlato ai valori della pressione arteriosa (minima e massima).

La pressione arteriosa è il risultato di due forze: quella impressa dal cuore al sangue quando si contrae per spingerlo all’interno dei vasi, e la resistenza che oppongono le arterie al flusso del sangue.

Quando la pressione supera i valori normali può danneggiare i vasi, rendendoli meno elastici e più spessi, e costringendo quindi il cuore a lavorare di più per far scorrere il sangue.
Questa condizione è chiamata ipertensione arteriosa e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Oggi sappiamo però che la pressione non è un parametro isolato: fa parte di un insieme di equilibri che definiscono la salute metabolica dell’organismo. Per questo, quando la pressione si altera, spesso è un segnale che anche altri parametri stanno cambiando.

In quest’ottica, per prendersi cura del proprio cuore e della salute metabolica generale, è quindi importante intervenire precocemente, anche prima che si raggiungano i valori diagnostici di ipertensione.

La pressione arteriosa: cos’è?

La pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue, pompato dal cuore, sulle pareti delle arterie.

Quando il cuore si contrae, il sangue entra nelle arterie generando una pressione che viene definita pressione arteriosa sistolica o “massima”.

Durante la fase successiva, il cuore si rilassa e si riempie di sangue. La pressione che si genera in questa fase si chiama pressione arteriosa diastolica o “minima”.

Nel corso della giornata la pressione varia fisiologicamente grazie a complessi meccanismi di regolazione.

infografica con spiegazione tra alta e bassa pressione

Ipertensione: i valori della pressione alta

Ogni volta che misuriamo la pressione otteniamo dei valori (misurati in mmHg, cioè millimetri di mercurio).

I valori sono da ritenersi ottimali quando sono minori di 120 mmHg per la massima e 70 mmHg per la minima¹.

Valori oltre queste soglie vanno tenuti sotto controllo, effettuando misurazioni periodiche .Ad esempio, valori compresi tra 120/70 e 139/89 mmHg, anche se non costituiscono una condizione patologica, rappresentano un primo segnale di alterazione dell’equilibrio metabolico e fattore di rischio per la progressione verso l’ipertensione e aumento del rischio cardiovascolare.

Parliamo invece di ipertensione quando la pressione massima è uguale o supera i 140 mmHg e quella minima i 90mmHg 90mmHg (confermata mediante misurazioni al di fuori dell’ambiente medico o almeno da un’ulteriore misurazione della pressione arteriosa clinica).

In molti casi, l’alterazione della pressione arteriosa è silente e associata a sintomi non evidenti, e può accompagnarsi ad altre alterazioni metaboliche come glicemia o colesterolo alto, o eccesso di grasso addominale e peso corporeo, contribuendo a un progressivo cambiamento dell’equilibrio generale dell’organismo.

Nell’arco della giornata la pressione arteriosa sia massima che minima ha delle variazioni fisiologiche, cioè normali: è più alta al mattino subito dopo il risveglio, tende a ridursi con il passare delle ore e verso sera aumenta di nuovo, mentre durante il sonno i valori scendono.

La pressione massima può aumentare al progredire dell’età e a causa di stili di vita scorretti (anche nei giovani), per il progressivo aumento della rigidità dei vasi.

Un ottimo sistema per tenere sotto controllo la pressione arteriosa è quello di misurarla a intervalli regolari (a casa o in farmacia), segnando i risultati e facendoli vedere al proprio medico durante i controlli periodici.

Fattori di rischio

I fattori di rischio sono quelle condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia, in questo caso del sistema cardiocircolatorio, e di andare incontro a un evento grave, come un infarto o un Ictus.

Alcuni di questi fattori come l’età, il sesso, e la familiarità sono indipendenti dalla nostra volontà. Vi sono poi fattori “modificabili”, sui quali invece è possibile intervenire, come:

  • eccesso di peso peso e/o in particolare accumulo di grasso addominale
  • sedentarietà
  • fumo di sigaretta
  • ipercolesterolemia (livelli elevati di colesterolo nel sangue)
  • diabete
  • stress
  • uso di determinati farmaci o sostanze che possono contribuire ad alzare la pressione (alcool, liquirizia, caffè o tè).

 

Una persona che presenta contemporaneamente più di un fattore di rischio, quindi che si trova in una condizione di alterato equilibrio metabolico, ha una probabilità di sviluppare una malattia cardiocircolatoria che è maggiore della somma dei singoli fattori di rischio. Questo perché tali condizioni non agiscono in modo indipendente, ma si influenzano reciprocamente: l’alterazione di un singolo parametro può contribuire a modificare gli altri, creando nel tempo uno squilibrio sistemico. Gli squilibri alimentari, ad esempio, contribuiscono al sovrappeso, all’aumento del colesterolo e dei trigliceridi, all’ipertensione, al diabete e così via.

Correggendo le proprie abitudini alimentari e migliorando il proprio stile di vita, è possibile eliminare contemporaneamente più di un fattore di rischio.

Ipertensione: lo sapevi che...

  • In Italia si stima che ne soffra circa il 18% della popolazione, con prevalenza che aumenta progressivamente all’aumentare dell’età fino a superare il 50% oltre i 74 anni di vita².
  • È un killer silenzioso, che non dà sintomi³. Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità che il Ministero della Salute definiscono l’ipertensione un “killer silenzioso”. Non tutti sanno, infatti, che la pressione alta generalmente non si fa sentire, non dà sintomi o segnali particolari, molte persone possono soffrirne per anni senza rendersene conto, scoprendo il problema casualmente e rischiando di incorrere in disturbi gravi come le malattie coronariche e ictus.
    La scoperta di avere la pressione alta, infatti, molto spesso viene fatta in farmacia o dal proprio medico con una misurazione occasionale senza l’attivazione di alcun campanello d’allarme.
    Per questo è molto importante controllare la pressione regolarmente e intervenire anche in caso di valori non patologici, a maggior ragione perché agendo in tempo e seguendo uno stile di vita adeguato è possibile mantenerla entro i valori di normalità.
    Chiari sintomi quali forti mal di testa, ansia grave, affanno, perdite di sangue dal naso, nausea o vomito, dolori al petto, palpitazioni, problemi alla vista o acufeni (ronzii nelle orecchie), si scatenano in genere solo in caso di crisi ipertensive, cioè quando la pressione sanguigna raggiunge livelli pericolosamente elevati. In questi casi è particolarmente importante chiedere al più presto consiglio ad un medico.
  • È un problema da non sottovalutare: il rischio di occlusioni, infarti e ictus è concreto. Per capire i motivi della sua pericolosità basta pensare ad una strada percorsa da traffico troppo intenso e pesante che alla lunga ne danneggia l’asfalto. Nel caso dell’ipertensione sono i vasi sanguigni a cedere per effetto del sovraccarico della pressione.
    Una delle principali conseguenze dell’usura è il processo aterosclerotico, che finisce per restringere ed occludere le arterie. La mancanza di irrorazione causa una sofferenza e un danno progressivo dei tessuti. Si può arrivare, con la partecipazione di altri fattori di rischio, a mettere in pericolo cuore, arterie e altri organi, esponendo al rischio di gravi problemi cardiaci (come l’infarto), ictus, aneurismi, arteriopatie periferiche, insufficienza renale cronica e retinopatie.
controllo pressione al paziente
  • È strettamente correlato alla salute metabolica e agli altri parametri metabolici: l’alterazione di un singolo parametro può favorire nel tempo squilibri più ampi che compromettono l’equilibrio metabolico dell’intero organismo.
  • Può colpire anche i giovani. Stili di vita che espongono a molti fattori di rischio e familiarità (genitori ipertesi) fanno sì che anche i giovani possano essere soggetti all’ipertensione. Quindi è vietato perdere tempo: non è possibile aspettare che l’ipertensione si manifesti con sintomi specifici. Conoscere i valori della propria pressione e controllarla regolarmente è necessario per proteggere la propria salute ed è utile già a partire dai 20 anni, soprattutto se si hanno genitori ipertesi.

Come abbassare la pressione

Come anticipato la pressione arteriosa dipende molto dallo stile di vita e dall’alimentazione. Gli accorgimenti utili a controllarne i valori riguardano soprattutto l’alimentazione. Ecco alcuni semplici azioni per abbassare la pressione con le proprie attività quotidiane:

  • Limitare il consumo del sale. Ridurre il consumo quotidiano di sale a circa 5g al giorno può abbassare la pressione massima fino a 8 mmHg e la minima fino a 4 mmHg. Per le esigenze del nostro organismo, è sufficiente la quantità di sale già contenuta naturalmente negli alimenti, e comunque sarebbe opportuno un consumo giornaliero di sale non superiore a un cucchiaino da tè.

 

  • Seguire un’alimentazione sana. La salute del cuore e i valori della pressione dipendono anche da una corretta alimentazione. L’ideale è consumare molta frutta e verdura, almeno 5 porzioni al giorno, possibilmente fresche e di stagione, da preferire al consumo di dolci e alimenti zuccherati. Attenzione alla quantità del cibo che si mangia; se possibile meglio preparare i pasti a casa, usando alimenti sani con pochi grassi e zuccheri. Moderare il consumo delle bevande zuccherate e dei succhi di frutta.
caffè e sigaretta
  • Evitare il fumo e moderare il consumo di caffè.
  • Praticare regolarmente attività fisica. Un’attività fisica di moderata intensità (bastano 30 minuti di cammino a passo svelto al giorno) aiuta a mantenere la pressione arteriosa a livello favorevole.
  • Ridurre i fattori di stress. Stress e ansia possono temporaneamente alzare la pressione. Se non è possibile eliminare tutti i fattori scatenanti, almeno è bene concedersi delle pause di relax.
  • Eliminare i chili di troppo. La pressione arteriosa spesso si associa a condizioni di sovrappeso e obesità, in particolare in presenza di accumulo di grasso addominale, che possono precedere, causare o aggravare uno stato di ipertensione arteriosa e quindi il rischio cardiovascolare.

  • Prendersi cura di tutti i parametri della salute metabolica. È importante controllare periodicamente e intervenire tempestivamente anche su tutti gli altri parametri metabolici per migliorare l’equilibrio generale dell’organismo.

Salute metabolica e pressione: qual è il legame?

La pressione arteriosa è strettamente collegata ad altri parametri come peso corporeo, circonferenza addominale, glicemia, colesterolo e trigliceridi.

Prendersi cura della propria salute significa quindi guardare all’organismo nel suo insieme, e non a un singolo parametro.

Attenzione al grasso addominale

Sono stati evidenziati rischi patologici collegati a depositi di grasso localizzati nell’addome anche senza un eccesso di peso vero e proprio.

L’aumento della circonferenza addominale infatti è strettamente correlata alla quantità del tessuto adiposo che si accumula nell’addome e che rappresenta un fattore di rischio anche più importante del semplice aumento del peso corporeo. Per questo motivo è importante misurarla e cercare di ridurla.

Negli uomini il suo valore dovrebbe essere inferiore a 94 cm, mentre nelle donne inferiore a 80 cm. Una circonferenza addominale tra 94 e 101 cm negli uomini e tra 80 e 87 nelle donne indica una situazione di rischio, che diventa elevato se i valori superano rispettivamente i 102 cm e 88 cm.

Quanto peso bisogna perdere per far scendere la pressione?

L’eccesso di peso è nemico accertato della salute metabolica, e di quella cardiovascolare in particolare.

L’incremento di peso aumenta il lavoro che il cuore deve fare per pompare il sangue a tutto il corpo e influenza negativamente, in modi diversi, tutti gli altri fattori di rischio: diabete, ipertensione, aumento dei grassi del sangue, ecc.

Il tessuto adiposo è un organo endocrino e, se non aiutato nella sua fisiologica funzionalità, può diventare pericoloso. In particolar modo, il grasso addominale, viscerale e sottocutaneo, produce citochine, proteine responsabili di infiammazioni locali e sistemiche.

Questo accumulo di massa adiposa addominale e viscerale incide sul sistema cardio-vascolare di uomini e donne, in particolare dopo la menopausa. Pensate che un solo chilo di grasso addominale contiene circa 3 chilometri di nuovi capillari! Ciò vuol dire che chi ha 10 kg di eccesso di massa adiposa localizzata nell’addome, avrà circa 30 km di vasi sanguigni in più, con conseguente sforzo del cuore per spingere avanti il sangue.

Il risultato finale è un incremento della pressione arteriosa e possibili aritmie cardiache.

Sono stati evidenziati rischi patologici collegati a depositi di grasso localizzati nell’addome anche senza un eccesso di peso vero e proprio.

L’aumento della circonferenza addominale, infatti, è strettamente correlata alla quantità del tessuto adiposo che si accumula nell’addome e che rappresenta un fattore di rischio anche più importante del semplice aumento del peso corporeo. Per questo motivo è importante misurarla e cercare di ridurla.

Negli uomini il suo valore dovrebbe essere inferiore a 94 cm, mentre nelle donne inferiore a 80 cm. Una circonferenza addominale tra 94 e 101 cm negli uomini e tra 80 e 87 nelle donne indica una situazione di rischio, che diventa elevato se i valori superano rispettivamente i 102 cm e 88 cm.

Tenendo sotto controllo il peso e in particolare la circonferenza addominale si migliora la pressione e quindi la salute del cuore, oltre che prendersi cura della propria salute metabolica.

Per perdere peso in maniera sana, però, è necessario seguire un’alimentazione che rispetti l’organismo, e non seguire diete basate sulle rinunce, sull’esclusione di certi alimenti, che stressano il metabolismo.

Bibliografia

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