Per digiuno si intende la rinuncia totale o parziale all’assunzione di cibo, per motivi religiosi, medici o estetici, per un periodo di tempo che può variare in termini di durata.
Durante il digiuno, l’organismo (per continuare a svolgere le funzioni vitali) utilizza le riserve energetiche accumulate nel tempo, ovvero l’energia derivante dagli alimenti che non è stata utilizzata nell’immediato ma che è stata conservata e accumulata sotto forma di grasso.
Negli ultimi anni il digiuno intermittente è diventato popolare come strategia per dimagrire e migliorare la salute metabolica. Tuttavia, le evidenze scientifiche mostrano risultati eterogenei: accanto a benefici potenziali, che necessitano ancora di approfondimento, emergono limiti e controindicazioni, soprattutto se applicato senza personalizzazione.
Attraverso questo articolo cerchiamo di capire meglio che cos’è il digiuno, quali forme esistono e quale ruolo può avere nel contesto della salute metabolica. Infatti, il digiuno intermittente può essere considerato, in alcuni casi, tra le alternative possibili per il controllo del peso e della salute metabolica, ma va sempre contestualizzato e valutato in modo consapevole, anche con l’aiuto di un professionista.
Cos’è il digiuno intermittente e come si fa?
Il digiuno intermittente non è un unico protocollo, ma un insieme di strategie diverse, che alternano periodi di alimentazione a periodi di digiuno. La scelta del metodo, come la durata e la tipologia di restrizione, dipende da fattori individuali come stile di vita, preferenze personali, obiettivi e condizioni di salute.
Tra le strategie più diffuse ritroviamo ad esempio:
1. Digiuno a tempo limitato (Time-restricted eating)
È la forma più semplice e diffusa di digiuno intermittente. Consiste nel concentrare l’assunzione di cibo in una finestra temporale specifica giornaliera, digiunando per il resto della giornata.
Il modello più noto è il 16:8, che prevede 16 ore di digiuno e 8 ore in cui si consumano i pasti, ma esistono varianti più “morbide” e flessibili come il 14:10 o il 12:12. Questo approccio è spesso considerato il più sostenibile perché può integrarsi facilmente nella routine quotidiana, ad esempio cenando prima e ritardando la colazione.
2. Dieta 5:2
In questo schema si mangia normalmente per cinque giorni alla settimana, mentre nei restanti due giorni (non consecutivi) si riduce drasticamente l’apporto di alimenti. Non si tratta di un digiuno totale, ma di una restrizione nell’introito di cibo. È una strategia che piace a chi preferisce non limitarsi ogni giorno, ma richiede una buona pianificazione nei giorni “di digiuno”.
3. Eat Stop Eat
Questo metodo prevede un digiuno completo di 24 ore, una o due volte alla settimana. Ad esempio, dalla cena di un giorno alla cena del giorno successivo. È un approccio più impegnativo dal punto di vista fisico e psicologico e, per questo motivo, in genere non è consigliato come prima scelta. Richiede una certa adattabilità e una buona capacità di ascolto del proprio corpo.
4. Digiuno a giorni alterni (Alternate-day fasting)
Nel digiuno a giorni alterni si alternano giornate di alimentazione normale a giornate di digiuno completo o quasi (con un’assunzione calorica minima). È una delle forme più restrittive di digiuno intermittente e può risultare difficile da mantenere nel lungo periodo, nonostante sia stata studiata per i suoi potenziali effetti sul peso e sul metabolismo.
5. Warrior Diet
Questo approccio, tra i primi a rendere popolare il digiuno intermittente, prevede un’alimentazione molto ridotta durante il giorno (principalmente frutta e verdura crude) e un unico pasto abbondante la sera. È un modello piuttosto rigido e poco flessibile, che può non essere adatto a tutti, soprattutto a chi ha fabbisogni energetici elevati o routine irregolari.
Cosa succede al corpo durante il digiuno intermittente?
Alla base delle malattie croniche non trasmissibili e dell’invecchiamento metabolico vi è un meccanismo comune: l’infiammazione cronica di basso grado.
Questa condizione si sviluppa nel tempo ed è favorita da fattori quali età, sedentarietà, predisposizione genetica, stili di vita non salutari, inquinanti ed eccesso calorico.
Il tessuto adiposo gioca un ruolo chiave in questo processo: infatti, l’aumento eccessivo degli adipociti, amplifica la risposta infiammatoria e l’insulino‑resistenza, innescando un circolo vizioso metabolico‑infiammatorio.
Alla base delle malattie croniche non trasmissibili e dell’invecchiamento metabolico vi è un meccanismo comune: l’infiammazione cronica di basso grado.
Questa condizione si sviluppa nel tempo ed è favorita da fattori quali età, sedentarietà, predisposizione genetica, stili di vita non salutari, inquinanti ed eccesso calorico.
Il tessuto adiposo gioca un ruolo chiave in questo processo: infatti, l’aumento eccessivo degli adipociti, amplifica la risposta infiammatoria e l’insulino‑resistenza, innescando un circolo vizioso metabolico‑infiammatorio.
In questo contesto si inserisce l’interesse per il digiuno intermittente, che, inducendo un temporaneo deficit energetico, porta l’organismo a utilizzare le riserve disponibili e ad attivare alcuni meccanismi di adattamento metabolico, come una maggiore ossidazione dei grassi e segnali cellulari legati alla disponibilità energetica.
Questi meccanismi sono spesso interpretati come potenzialmente favorevoli per il controllo del peso. Il digiuno favorisce il passaggio da una condizione orientata alla crescita a una orientata alla manutenzione e alla resilienza, con potenziali benefici sulla salute metabolica nel lungo periodo.
Tuttavia, è importante ricordare che questi meccanismi non sono esclusivi del digiuno intermittente e possono essere ottenuti anche attraverso altri interventi, come una riduzione calorica graduale, una migliore qualità della dieta e un aumento dell’attività fisica.
Quali sono i benefici del digiuno intermittente?
Non c’è un regime alimentare che vada bene per tutti. Periodi di astensione dal cibo possono andar bene per qualcuno, ma non andranno bene per qualcun altro: non c’è un approccio universalmente valido.
Un recente studio condotto su oltre 6.500 persone mostra che il digiuno intermittente è efficace quanto la dieta ipocalorica tradizionale nel ridurre il peso e migliorare parametri cardiometabolici come glicemia e colesterolo. Nel breve‑medio periodo, il digiuno a giorni alterni risulta leggermente più efficace, con una maggiore perdita di peso e benefici su colesterolo e trigliceridi, mentre la dieta 5:2 mostra effetti intermedi. Nel lungo periodo, però, non emergono differenze significative tra le varie strategie e le evidenze restano limitate.
Nel complesso, il digiuno intermittente rappresenta una possibile alternativa alla restrizione calorica classica, soprattutto per chi fatica a seguirla nel tempo. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi a lungo termine per valutarne gli effetti e giungere a conclusioni definitive.
Chi può trarne beneficio (e chi no)?
Il digiuno intermittente può essere valutato come strategia all’interno di un percorso personalizzato e monitorato, in adulti con sovrappeso/obesità o alterazioni della salute metabolica.
Da evitare o da valutare con attenzione in gravidanza e allattamento, in soggetti con disturbi del comportamento alimentare, IMC (Indice di Massa Corporea) basso, diabete in terapia insulinica o con alto rischio di ipoglicemie, patologie renali avanzate o in presenza di terapie farmacologiche che richiedono pasti regolari. In ogni caso la valutazione con uno specialista è importante per capire il percorso più adatto per la propria condizione.
Dal digiuno intermittente al digiuno consapevole
Il principale limite del digiuno intermittente è il suo utilizzo come moda o come schema rigido e compensatorio.
Il digiuno intermittente può essere valutato come una possibile modalità organizzativa dell’alimentazione, ma solo se inserito in un contesto più ampio che includa qualità della dieta, equilibrio energetico, attività fisica regolare e attenzione allo stato infiammatorio e metabolico individuale.
Un approccio di digiuno consapevole cerca di integrare finestre di digiuno più flessibili, una buona qualità nutrizionale degli alimenti, cercando di comprendere alimenti alla base del regime mediterraneo; un adeguato apporto proteico e attività fisica regolare e anche periodi programmati di pausa metabolica e recupero intestinale.
Il tutto comunque va sempre contestualizzato al soggetto che vuole approcciarsi a questa strategia nutrizionale e soprattutto dovrebbe essere evitato il fai da te ma sempre supportati da un professionista della salute come un biologo nutrizionista.
Bibliografia
- BMJ Medicine, 2026; Cell Metabolism, 2024
- Endocrine Reviews, 2022
- Cardiovascular Diabetology – Endocrinology Reports, 2023; Diabetes Canada, 2024
- https://www.bmj.com/content/389/bmj-2024-082007
- https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/d/digiuno-intermittente#tipologie